Da neofita e amante della maglia rasata è stata per me una sfida approcciarmi alle lavorazioni in pizzo. Ci sono stati degli alti e bassi… (più bassi che alti) ma alla fine ho trovato un percorso che mi ha portato a riuscire a lavorarli senza frustrazione. Se avete letto il mio articolo sul perchè lavorare a maglia sapete anche che la frustrazione deve essere bandita da questo mio spazio di tranquillità, quindi per lungo tempo li ho evitati.

Devo ammettere comunque che in generale non ho mai amato molto le lavorazioni in pizzo nel vestiario quindi non è stato un gran sacrificio. Però a un certo punto ho incontrato alcuni pattern con dei dettagli interessanti, alcuni punti di ispirazione giapponese che più che “bucherellati” sono “arzigogolati” e creano meravigliose texture. E di quelli mi sono proprio innamorata.

La mia esperienza

La prima volta che ho provato a realizzare un pizzo uno è stato un po’ un disastro anche se era semplice. Sono stata sopraffatta dal numero di punti da dover ricordare, dai continui errori e dal dover leggere le istruzioni o lo schema praticamente per ogni punto. Ho lasciato perdere e sono tornata a cose più semplici.

Un giorno per caso mi sono imbattuta su Instagram in un test knit (un modello ancora non uscito per cui la designer stava cercando tester). Si trattava del Kirvi Slipover, gilet da bambina con una semplice lavorazione in pizzo al centro, realizzato con ferri piuttosto grossi. Avevo anche il filato giusto nel mio stash e quindi mi sono detta: “Perchè no?”

Ovviamente sono stata sincera con la designer. Ho premesso che non avevo mai lavorato pizzi prima ma che ci avrei messo tutto il mio impegno.

Questa combinazione di fattori mi ha fatto capire che la cosa migliore per approcciarsi al pizzo da neofita è quella di scegliere qualcosa di non troppo complicato per costruire i propri “muscoli per pizzo”.

La mente deve abituarsi a ragionare in termini di schemi, ripetizioni ed avere il senso di quello che si deve fare, anche senza guardare ogni singolo quadratino sullo schema o ogni singolo passaggio scritto.
Nel caso vi stiate chiedendo come si legga uno schema, vi rimando al mio articolo “Come leggere uno schema nel lavoro a maglia” per gettare le fondamenta.

Se invece avete già esperienza andiamo a vedere qualche consiglio per scegliere un modello da cui partire che aiuti a progredire senza frustrazione.

Schema di pizzo semplice (che non sempre si traduce in banale!)

Una cosa da tenere a mente sono le nostre conoscenze pregresse. Se abbiamo già qualche progetto alle spalle probabilmente avremo incontrato gli aumenti e le diminuzioni classiche come gettati (YO), aumenti inclinati a destra o sinistra (M1R o M1L), diminuzioni inclinate a destra o sinistra (k2tog o ssk).

Una buona idea per iniziare è cercare uno schema di pizzo che non abbia troppi punti nuovi da imparare e che ci dia la possibilità di prendere dimestichezza con la lettura dello schema. In questo modo sarà più semplice seguirlo senza dover anche impazzire a capire come fare un punto “complicato”. I pochi punti base che ho elencato al paragrafo precedente già possono dare vita a pizzi interessanti, anche se a prima vista potrebbe non sembrare.

Un paio di esempi potrebbero essere uno schema ripetuto su tutta la larghezza (o circonferenza) del progetto oppure uno schema che si ripete solo una volta immerso in uno sfondo più semplice.

Vediamo due esempi pratici.

Schoonheid by Martha Wissing

scialle Schoonheid (pattern gratuito)

Schoonheid è uno scialle lavorato in piano e in gran parte in maglia rasata. E’ decorato con una banda laterale di pizzo piuttosto semplice che però donano al capo un tocco elegante. In questo caso il pizzo ha solo una descrizione scritta (immagine qui sotto). Vengono ripetute 17 maglie per 6 ferri, lungo tutta l’altezza dello scialle. Come vedete i “mattoncini” di questo pizzo sono piuttosto semplici e ripetitivi, ma mischiati fra loro creano questo motivo di pizzo molto carino.
Dopo qualche ripetizione di queste 6 righe, le imparerete sicuramente a memoria. Inoltre seguendo quello che avete fatto al ferro precedente comincerete a capire a che punto dello schema siete e a “intuire” quello che dovete fare anche senza leggere.

Con questo tipo di lavoro comincerete a gettare le basi per passare a punti più complicati.

Istruzioni scritte del pizzo dello scialle Schoonheid (pattern gratuito)
Istruzioni scritte del pizzo dello scialle Schoonheid (pattern gratuito)

New Bittersweet Cowl by Megan Goodacre

New Bittersweet Cowl by Megan Goodacre
New Bittersweet Cowl by Megan Goodacre

New Bittersweet cowl è un progetto lavorato in tondo. Le ripetizioni del diagramma sono solo in orizzontale e la chart copre per intero i 28 giri centrali del progetto. La riga 1 dello schema sarà quindi ripetuta lungo tutta la circonferenza, al giro successivo si passerà alla riga 2, etc.. Questo permette di memorizzare abbastanza bene lo schema e andare spediti per tutta la circonferenza.

Anche in questo caso con la ripetizione e alternanza di una manciata di punti si riesce a ottenere una lavorazione d’effetto.

In questo pattern la presenza delle istruzioni scritte affiancata allo schema permette anche di prendere dimestichezza nella lettura di quest’ultimo.

Istruzioni scritte del pizzo del New Bittersweet Cowl (pattern gratuito)
Istruzioni scritte del pizzo del New Bittersweet Cowl (pattern gratuito)

Leaving on the Edge

Un altro progetto molto carino e semplice dove il pizzo ha solo una descrizione scritta a parole è il collo Leaving on the Edge (ne ho parlato in un precedente articolo). Si tratta di un motivo molto bello di foglie che impreziosisce un collo lavorato in piano.

Leaving on the Edge - lavorazione in pizzo a due colori
Leaving on the Edge – due colori

Evviva i campioni

Lo so che fare i campioni può sembrare una noia mortale, ma attenzione!
Nel caso delle lavorazioni in pizzo può tornare molto utile per cominciare a familiarizzare con un nuovo schema, senza dover lavorare anche tutto il resto del pattern.

Nel caso di lavori in tondo dovremo cercare di capire se il pizzo in questione può essere realizzato in piano. L’altra possibilità invece è imparare a lavorare i campioni in tondo lasciando sul retro dei fili flottanti anzichè riempire tutto il giro con maglia rasata. Questo è in realtà il modo migliore per testare efficacemente il pizzo e la tensione, soprattutto per coloro che applicano tensioni considerevolmente diverse tra in lavoro in piano e quello in tondo.
Ecco un video che vi può aiutare a capire come fare un campione in tondo.

Aumentare la difficolta a step successivi

Una volta affrontati i primi pizzi, non ci resta che scegliere il prossimo progetto pensando di aumentare un pochino la difficoltà.
Cerchiamo un pizzo con un punto che non abbiamo mai fatto oppure con una sequenza più serrata di punti più semplici.
Ecco qualche esempio:

Canvas T-shirt

Questa T-shirt è un mio modello. E’ lavorata con la tecnica top down e impreziosita con una lavorazione in pizzo sulle maniche e sui lati del corpo. Potete trovare il tutorial sul canale YouTube di Panini Tessuti, con cui ho collaborato per realizzarlo.

Il pizzo che ho utilizzato ha solo un paio di punti particolari anche se il risultato sembra molto intricato. Per il resto di stratta di punti semplici che però si susseguono più intensamente rispetto ai primi esempi che ho mostrato.

I punti più “difficili” sono le diminuzioni di 3 maglie dove si lavorano 4 maglie insieme (k4tog e ssssk). Nel video tutorial trovate questo passaggio spiegato nel dettaglio.
Un’altra cosa che può risultare difficile da seguire come prima volta è il conteggio dei gettati che si susseguono uno dopo l’altro per bilanciare i 6 punti totali diminuiti sulla riga e creare il disegno a coda di pavone che vedete nella foto a destra. Questo viene eseguito 6 volte in orizzontale e poi ripetuto di nuovo altre due volte nello schema in verticale. Le prime volte dovrete prestare un po’ di attenzione ma poi diventerà un’operazione automatica.

Per il resto questo schema è tutta un’alternanza di maglie a dritto e a rovescio, che crea però un bell’effetto.

Echo Mountain Top by Drops Design

Anche il top Echo Mountain è lavorato con la tecnica top down, ma il pizzo fa parte dello sprone quindi troverete sia degli aumenti che formano il pizzo che quelli funzionali che allargano lo sprone.
In questo caso quindi vedrete che il diagramma è triangolare visto che le maglie aumentano durante la lavorazione.

Nei diagrammi di Drops Design a volte mancano i numeri ma a questo potete porre rimedio scrivendoli voi, se li necessitate.

In questo pattern c’è anche un’altra cosa a cui prestare attenzione: lo schema da seguire cambia a seconda della taglia. Questo accade spesso nei capi d’abbigliamento sia per i pizzi che per le trecce e i colorwork.

Lifeline: La linea salva vita.

Sbagliare è umano ma spesso sbagliare in una lavorazione in pizzo significa spesso rifarlo dall’inizio. Infatti, al contrario di quello che succede con punti più semplici, non è facile disfare e poi reinserire i ferri laddove i nostri gettati sono ormai caduti e tutte la maglie assumono torsioni strane dovute a aumenti e diminuzioni vari. Credetemi ci ho provato!

Per questo ci viene in aiuto quella che in inglese viene chiamata lifeline. Si tratta di un filo che permette di poter disfare sino al punto dove è stato inserito senza paura di perdere le maglie.

La lifeline può essere inserita a piacere. E’ comodo inserirla alla fine di una ripetizione in verticale o prima (e dopo) un passaggio particolarmente complicato.
Una lifeline si inserisce utilizzando un ago da lana e passando il filo all’interno delle maglie correntemente sul ferro, come vedete nelle seguenti foto.
Una volta inserita, si possono fare due fiocchetti per non farla sfilare inavvertitamente e si continua a lavorare tranquillamente.
Consiglio di utilizzare un filo molto sottile (magari di cotone) in modo che alla fine del lavoro si riescano a sfilare con facilità.

Conclusioni

Procedendo per incrementi di difficoltà si evitano frustrazioni. Una volta che si fa pratica con gli schemi più semplici ci si potrà lanciare in imprese più ardite senza timore. I vostri “muscoli da pizzo” vi aiuteranno anche con punti più intricati.

Personalmente mi sto allenando per riuscire a realizzare uno dei meravigliosi schemi contenuti nel celeberrimo “Japanese Knitting Stitches Bible” di Hitomi Shida. Non sono incantevoli?

pagina del libro "Japanese Knitting Stitches Bible" di Hitomi Shida
Pagina di esempio dal libro “Japanese Knitting Stitches Bible” di Hitomi Shida

A questo scopo proprio in questi giorni ho terminato un test knit che mi ha messo a dura prova. Devo dire che alla fine sono molto soddisfatta (vedi foto sotto)!

Spero che questo articolo sia stato utile per coloro che hanno voglia di cimentarsi nelle lavorazioni in pizzo imparando tecniche nuove.

Se avete domande potete lasciarle nei commenti, scrivermi all’email che trovare in alto a destra o in DM sul mio profilo Instagram (@iknitso)

Happy knitting!

Manuela

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