Qualche tempo fa ho scritto un post sul perchè ritengo che le fascette dei filati siano molto importanti da conservare. Cosa succede però se abbiamo un filato senza etichetta di cui non sappiamo nulla?
Può succedere di perdere la fascetta o che ci venga regalato così. Poco importa del perchè la fascetta non ci sia più, fatto sta che potremmo ritrovarci con un “filato misterioso” con cui non sappiamo cosa fare.

Vediamo insieme qualche suggerimento per capire che filato può essere e come lavorarlo.

Valutare la tipologia di fibra dei filati senza etichetta

Valutare le tipologie di fibre che compongono un filato senza della strumentazione di laboratorio è quasi un’utopia. Possiamo però cercare almeno di inserire il nostro filato misterioso in una macro categoria: Filato invernale o Filato estivo. Questo meramente perchè le due “tipologie” hanno caratteristiche diverse di elasticità e peso quindi è importante confrontarlo con un filato della stessa tipologia per valutarne la lavorazione.

Tra i filati invernali ricadono tutte le fibre derivate dal vello animale: alpaca, pecora, yak, cashmere, etc…
Tra i filati estivi ricadono tutti i filati di origine vegetale e la seta.
L’acrilico è utilizzato in varie forme sia nei filati invernali che in quelli estivi, anche se nei filati estivi si utilizza principalmente il raion viscosa (derivata tramite processi industriali dalla cellulosa).

Tatto e vista ci possono aiutare sicuramente capire se un filato è una fibra vegetale o animale. Potremo valutare così almeno la prevalenza dei due nella composizione. Lana è calda, elastica e pelosetta mentre i filati vegetali e la seta risultano generalmente più lisci, lucenti e non pelosi.

Tra i filati invernali sono compresi anche i filati misti che hanno una prevalenza di lana. In questo caso difficilmente riconosceremo se contengono una piccola percentuale di fibre vegetali o acriliche.
Nel caso di un mix di fibre animali e vegetali dove ci sia una buona percentuale di fibra vegetale, il filato sarà sicuramente meno elastico di un filato in pura lana. Ma anche in questo caso sarà difficile individuare percentuali e tipo di fibre.

Per valutare la tipologia di lana possiamo valutare la “pelosità”. Sicuramente un filato con un’alta percentuale di fibra di Alpaca sarà più pelosetto di una lana di pecora, specialmente dopo il lavaggio. Purtroppo però a occhio non è plausibile che si possa distinguere tra un filato con una percentuale di angora o mohair da uno con una percentuale di alpaca.

Vari tipi di fibre animali

Nel caso deli filati invernali possiamo capire se al suo interno è contenuta una percentuale di fibra acrilica facendo una prova di infeltrimento. Se infeltrisce dedurremo che contiene una bassa (o nulla) percentuale di fibre acriliche.

La realtà dei fatti però è che purtroppo se non abbiamo la fascetta, non potremo mai essere sicuri al 100% del contenuto di fibre del filato.

Se volete fare anche degli esperimenti empirici per capire che tipo di fibra compone il vostro filato senza etichetta potete affidarvi al “potere della fiamma”!
Nella guida de “La pecora nuda” D’ario Woollover ci spiega di che colore è la fiamma a seconda del contenuto della fibra nel filato. Sono menzionati anche consistenza della cenere e odore del filato bruciato. Anche in questo caso se la fibra è mista sarà difficile individuarla ma potrebbe essere un esperimento divertente da provare. Questo il link:

Valutare lo spessore dei filati senza etichetta

Ci sono vari metodi e strumenti che possono aiutarci a trovare quale sia lo spessore di un filato. Conosco molte persone che semplicemente guardando un filato prendono un ferro e cominciano a lavorare, vanno per tentativi anche magari facendo tesoro della loro esperienza. Oltre a questo approccio ve ne sono di più tecnici per chi magari di esperienza ne ha di meno e non ha voglia di fare mille prove con diversi calibri di ferro.

Valutazione visiva di un filato

Con un po’ di esperienza di filati vi accorgerete di essere in grado di indovinare perlomeno la categoria/tipologia del filato misterioso. Partendo da qui sarete in grado di determinare che ferro provare e più o meno che tensione di riferimento aspettarvi. Il passaggio successivo è quello di lavorare un campione.

Queste immagini potrebbero esservi utili a fare questo tipo di valutazione visiva. Una volta che avete individuato il peso a occhio potete provare a lavorare il filato con il ferro consigliato per quella categoria. Campione alla mano potrete poi valutare se provare con un ferro diverso.

tabella pesi filati
tabella pesi filati

Il WPI: Wrap per Inch

In ogni caso in cui la valutazione visiva non ci convinca possiamo procedere a valutare il Wrap per Inch o WPI.
Si tratta di andare a contare fisicamente il numero di giri per pollice che un filato può fare attorno a un oggetto.

Esistono dei piccoli attrezzi fatti apposta per eseguire questa operazione, ma in realtà basta una superficie con una forma regolare dove avvolgere il filo e un righello per misurare. Come superfici possono andare bene un secondo righello o anche un ferro da maglia grosso, per esempio.
Teniamo presente che se il righello non riporta l’unità di misura imperiale (i pollici) possiamo ricordare che 1 pollice equivale a 2,54cm.

Avvolgiamo un capo del filato misterioso attorno alla superficie con una tensione leggera e costante, tale da far aderire il filo sulla superficie ma senza tirarlo per evitare di deformarlo (assottigliarlo). Le spire devono essere vicine ma non schiacciate. Se il filato è pelosetto allora evitare di schiacciare troppo lasciando un piccolo buffer di peletti come succederebbe lavorandolo. Pensate al kid silk mohair.

Ora avviciniamo il nostro attrezzo al righello e adiamo a contare il numero di spire in una lunghezza corrispondente a un pollice. Sarà più facile contare i giri se avvolgeremo il filo su un tratto un po’ più lungo di un pollice. Più o meno funziona come il conteggio della tensione di un campione.

Ecco un breve filmato dove cerco di mostrare che tensione utilizzare e come posizionare il filato.

NOTA: Se non avete mai fatto questa operazione il mio consiglio è quello di provare prima con un filato di cui avete l’etichetta, in modo da capire bene che tensione esercitare sul capo per ottenere il risultato giusto.
Se sull’etichetta del filato di prova non dovesse essere indicato il WPI potete dedurlo dalla tabella sottostante. Nell’esempio della foto abbiamo circa 11 WPI. Entrando nella tabella con questo numero troviamo che la categoria del filato è DK, il ferro suggerito è tra 3,75 e 4,5mm e la tensione di riferimento è 21 maglie. Il tutto è consistente con l’etichetta del filato Drops Belle.

Esempio di come posizionare righello per contare WPI
Esempio di come posizionare righello per contare WPI

Una volta valutato il WPI cercheremo nella tabella sottostante a che categoria appartiene muovendoci sulla riga orizzontale corrispondente al WPI calcolato. Qui troveremo un suggerimento sul calibro di ferro da utilizzare per lavorarlo e la tensione che si di riferimento.

Pesi  filati WPI ply
Tabella Pesi filati – WPI – tensione campione di riferimento

Il Rapporto Peso/Lunghezza

Un altro parametro che può servirci molto a riconoscere un filato senza etichetta è il Rapporto peso/lunghezza del filato. Questo ci aiuta a determinare la categoria di filato e a capire con che ferro provare a lavorarlo. Inoltre questo parametro è utilissimo per valutare il metraggio totale del filato in nostro possesso e a capire quindi se il filato sia sufficiente per realizzare un certo progetto.

Ipotizziamo di avere un filato misterioso che al tatto ci sembra un filato invernale un classico filato a due capi ritorto. Per valutarne il rapporto Peso/lunghezza andremo innanzitutto a pesare un gomitolo (o matassa) di questo filato (Pm). Mettiamo che il peso del gomitolo sia 50g

Pm=50g

Ora misuriamo con pazienza dieci di metri di filato e pesiamolo, possibilmente con una bilancia di precisione (non quella da cucina)
Mettiamo che 10m di filato misterioso pesino 3g.

P10m=3g

Con questi dati calcoliamo la lunghezza totale del filato con questa proporzione:

proporzione per cercare la Lunghezza totale di un gomitolo/matassa

Questo dato è la Lunghezza totale di un gomitolo/matassa di filato misterioso. Ovviamente questa misura comprende quei 10 metri che abbiamo tagliato per determinarne il peso.

A questo punto possiamo confrontare questo dato con dei filati noti di tipologia simile. Non è consigliabile confrontare un filato invernale con dei filati estivi perché la densità delle fibre è diversa.

Se avete anche voi un piccolo quaderno con le etichette dei filati potete consultarlo. Potete fare una ricerca su Ravelry, ma è un po’ più complicato perché non si può effettuare una ricerca su questo parametro e bisogna andare un po’ per tentativi.
In alternativa io utilizzo spesso la tabella dei filati Drops che trovate a questo link. Nell’ultima colonna trovate “50g=” e sotto per ogni filato avete la lunghezza corrispondente.

Cerco nella tabella i filati dal rapporto simile che siano della stessa categoria (invernale/estivo). In questo caso per esempio troverete che il rapporto peso/lunghezza per 50g del filato misterioso si avvicina molto a quello del filato Drops Alpaca. Seguendo il link al filato scopriamo che i ferri consigliati per Drops Alpaca sono quelli da 3mm e la tensione di riferimento è 24m x 32f.

Nota: Ovviamente se il gomitolo misterioso ha un peso diverso da 50g faremo la dovuta proporzione per paragonarlo a uno di questi filati.

tabella filati DROPS
Tabella filati Drops

Conclusione

Qualunque metodo per individuare la categoria del filato a cui appartiene il nostro gomitolo misterioso scegliamo dobbiamo poi procedere a lavorare il filato con il ferro consigliato per quella categoria. A volte troveremo un range di ferri e magari prima di capire quello che ci soddisfa di più per la lavorazione dovremo provarli tutti. Alla fine della realizzazione del campione, dopo averlo lavato e bloccato, potremo capire quale ferro ci soddisfa di più. Se avete bisogno di suggerimenti su come lavorare il campione vi rimando all’articolo sul blog.

Questo è importante: essere soddisfatti del risultato. Non potremo mai sapere cosa indicasse l’etichetta del filato, ma potremo sempre valutare personalmente se siamo soddisfatti del risultato. Fidiamoci del nostro giudizio! Questo dobbiamo sempre ricordarlo anche quando l’etichetta c’è. Se il risultato con i ferri suggeriti non ci soddisfa abbiamo sempre la facoltà di cambiare ferro e riprovare!

Spero di avervi dato dei suggerimenti utili a riconoscere i vostri filati misteriosi, ma se se aveste dubbi o domande potete pormele nei commenti o scrivetemi un messaggio su Instagram @iknitso e cercherò di aiutarvi.
Scrivetemi anche se avete altre strategie per riconoscere un filato senza etichetta!

Happy knitting!

Manuela



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